LA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE -una teoria di riferimento basata sulla comunicazione


Nella Pragmatica della Comunicazione Umana sono enunciati i cosiddetti assiomi della comunicazione che hanno modificato in modo radicale ed irreversibile il percorso della psicologia contemporanea. Capire la psiche dell’uomo significa, analizzare e saper comprendere le relazioni interpersonali che generano i comportamenti. L’analogia della scatola nera è alla radice di questa svolta “pragmatica”. Il cervello è chiuso nelle ossa del cranio, come la scatola nera nelle lamiere di un aereo. Non è possibile “vedere” quello che è contenuto nel cervello, perchè i pensieri sono impulsi elettrici che hanno un’origine chimica. Le idee sono scariche di energia che nascono e si dissolvono nel buio dei misteri cerebrali e non è possibile catturarli in una rete, per poi analizzarli con tutta calma.

Un approccio alla comunicazione umana definito “pragmatico”,  pratico, comportamentale e relazionale.

Quello che noi sappiamo di una persona è il suo comportamento: possiamo vederlo, perché è disponibile immediatamente sotto i nostri occhi. L’insieme degli stimoli, dei bisogni, delle esperienze che contribuiscono alla costruzione di ciò che si vede, non è subito disponibile. Anzi, secondo Watzlawick, il discorso eziologico – sulle “cause” – riveste un ruolo che è perfino secondario (almeno in ordine di tempo), se messo a confronto con quello che possiamo vedere. In linea con il comportamentismo, la pragmatica della comunicazione indica, come via maestra alla comprensione della psiche, l’osservazione dell’uomo mentre comunica. L’uomo non è e non sarà mai una monade, un pianeta isolato dagli altri, anche quando è solo e silenzioso in mezzo al nulla.

E’ impossibile non comunicare(assioma numero 1), perchè ogni comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo si voglia oppure no.

Nella comunicazione si apre la relazione, ovvero la relazione con l’altro è già implicita nella stessa esistenza umana. “Ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione. E’ un altro modo per dire che una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento.” Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto, e un aspetto di “comando”, di relazione. Ed è questo secondo aspetto che imprime una forma al contenuto, che ne definisce il significato come metacomunicazione(assioma n°2 ).

Le relazioni ‘malate’ sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante, ovvero di scambi di opinioni, di discussioni o di litigi che avevano come oggetto argomenti di nessuna importanza. In casi simili, quello che è in gioco non è la scelta di un mobile rosso o di una lampada blu, ma la definizione di “chi gioca quale ruolo” all’interno della relazione interpersonale.

Secondo Watzlawick si  hanno  due possibili modi di mettersi in relazione con l’altro.

1)relazione simmetrica, è caratterizzato da un piano di partenza paritario, dove le persone coinvolte si misurano con l’assunto di essere uguali.La simmetria, se corre troppo oltre i suoi presupposti, può degenerare in patologia, ovvero in una dinamica di competizione per dimostrare che “io sono migliore di te”(patologia).
2) relazione a complementare. In questo modello, chi partecipa alla relazione si comporta in modo tale da situarsi in una posizione di superiorità(one up) oppure di inferiorità(one down) nei confronti dell’altro. Per comprendere appieno cosa significa la complementarietà, è importante aver chiaro che è possibile imporre all’altro la propria “superiorità” solo se questi è disposto ad accettarla, e viceversa.

Il legame complementare, quando diventa patologico, allarga la forbice della differenza fino agli estremi e, chi domina, lo fa in forma sempre più assoluta.

SINTASSI, PUNTEGGIATURA ALL’INTERNO DELLA RELAZIONE:

La relazione è un sistema dove i comportamenti sono circolari: non è possibile stabilire quale è la causa e quale l’effetto, cosa viene prima e cosa viene dopo. Ogni comportamento è, insieme, azione e risposta ad un’altro comportamento.(III°assioma)

La circolarità mette fuori campo il dualismo causa-effetto che, come uno stampo, ha dato forma per secoli a tutti i discorsi della scienza. Il sistema delle persone-che-comunicano-con-altre-persone è sempre un universo a sé stante, governato da regole e processi propri. Quando le regole che tengono in vita il sistema fanno “corto circuito”, la comunicazione si ammala e può essere guarita solo da chi, con un intervento esterno, può modificare le regole del gioco.

 

Watzlawick ci dice che  la percezione della realtà è intesa in termini di immagine del mondo: gli interventi linguistici tendono a modificare questa immagine….Il mondo della razionalità è controllato dall’emisfero cerebrale sx …Questa è spesso in conflitto con l’attività dell’emisfero destro e l’origine delle fantasie dei sogni e delle idee che possono sembrare illogiche e assurde. Il linguaggio della psicoterapia è il linguaggio dell’emisfero destro ….a insegnare la grammatica dell’emisfero destro in cui si realizza il cambiamento…cambiare l’immagine del mondo che produce dolore nel paziente

Gli assiomi della comunicazione:

Primo assioma: l’impossibilità di non comunicare

Secondo assioma: livello di contenuto e livello di relazione

Terzo assioma: la punteggiatura della sequenza di eventi

Quarto assioma: comunicazione numerica ed analogica

Quinto assioma: interazione simmetrica e complementare

 

Lo studio della comunicazione umana può essere suddiviso in tre sottosettori:

1. sintassi

2. semantica

3. pragmatica.

  • il primo comprende tutte le problematiche legate alla codifica e decodifica

dell’informazione, ai canali, alla ridondanza ed al rumore (problemi sintattici)

  • il secondo si occupa del significato della comunicazione per i comunicanti (problemi semantici),
  • il terzo sottosettore, quello pratico, si occupa degli effetti della comunicazione sui parlanti, ovvero dell’influenza che questa esercita sul loro comportamento
  • Quindi la pragmatica studia gli effetti della comunicazione sul comportamento. Gli autori di Palo Alto considerano comunicazione e comportamento esattamente come sinonimi.

Funzione e relazione.

Il concetto di relazione può essere rappresentato da quello matematico di funzione.Una funzione matematica viene definita come una relazione tra variabili:

la sostanza delle nostre percezioni non è costituita da cose, ma da relazioni con le cose (funzioni), e quindi la consapevolezza che l’uomo ha di se stesso è sostanzialmente una consapevolezza delle funzioni, delle relazioni in cui si trova implicato.

 

Informazione e retroazione.

La tradizione psicoanalitica basa le proprie teorie sui principi di conservazione di materia ed energia negli scambi comunicativi, esempio del sasso e del cane: Dando un calcio al sasso, esso si muove in virtù di un’energiache noi passiamo dal nostro piede al sasso. Dando al contrario un calcio al cane, esso prenderà dal proprio metabolismo l’energia necessaria a muoversi, mentre il nostro calcio gli trasmetterà informazioni, che gli faranno decidere di allontanarsi.

Il centro della pragmatica diventa lo scambio di informazione, e non di energia, e questa è la differenza fondamentale tra la psicodinamica freudiana e la teoria della comunicazione. Entra in gioco anche il concetto di feedback, ovvero di retroazione, di ritorno verso l’emittente di un pacchetto di informazione relativo allo stato del ricevente dopo che ha ascoltato il messaggio dell’emittente: in questo modo possiamo costruire un sistema in grado di regolarsi da solo e di adattarsi al cambiamento, come la teoria cibernetica ha dimostrato.La retroazione può essere sia positiva che negativa: nel primo caso, essa causerà cambiamento, nel secondo caso, essa aiuterà il mantenimento dello status quo.I sistemi a retroazione posseggono un grado di complessità più elevato di altri sistemi non retroattivi, ed inoltre non sono assoggettabili alle leggi della meccanica classica, per cui è impossibile isolare una variabile e studiarla isolatamente, poiché il sistema risulterebbe deformato in modo tale da non esserepiù lo stesso sistema.

Ridondanza.

Il termine ridondanza si riferisce alla ripetizione negli schemi comportamentali che osserviamo durante l’interazione.Esempio: L ‘omeostato è esemplare: entrambi i sistemi sono sistemi in grado di raggiungere un equilibrio, ma se nel secondo caso,  l’omeostato,esso è frutto di una ricerca casuale tra tutti gli stati possibili (ricerca che ad ogni cambiamento nel sistema riparte in maniera completamente random), nel sistema interazione l’equilibrio, una volta raggiunto, viene mantenuto con comportamenti ridondanti, comportamenti che in un certo senso costituiscono la memoria storica dell’interazione, e che non si annullano in occasione di modificazioniche possono occorrere: il sistema umano di interazione non riparte ognivolta da zero, ma mantiene le conquiste acquisite anche quando deve cercare altri equilibri.

Metacomunicazione.

Quando i matematici smettono di usare la matematica come strumento di computo,e la usano come oggetto del loro studio, necessariamente adottano un linguaggio che è sulla matematica: tale linguaggio, è stato chiamato meta-matematico. Allo stesso modo, quando noi parliamo sulla comunicazione, quando usiamo un linguaggio che ha come oggetto le ridondanze pragmatiche della interazione comunicativa, allora stiamo

metacomunicando: comunichiamo sulla comunicazione.

La scatola nera.

Per la scuola di Palo Alto, la mente deve essere considerata alla stregua di una scatola nera: essa non può essere esplorata, e forse, anche potendo, non sarebbe necessario. Ecco che possiamo interpretare il comportamento umano esclusivamente grazie all’osservazione dei suoi effetti pragmatici (ipotesi comportamentista)

Consapevolezza e non consapevolezza. In un contesto di teoria della comunicazione

non ha molta importanza sapere se il comportamento di un emittente è intenzionale o meno. E quindi se l’emittente è consapevole o meno di aver emesso un messaggio.l’intenzionalità è indifferente poiché inogni caso sarà il ricevente ad interpretare il messaggio, e sarà quindi quest’ultimo a decidere come interpretare il messaggio.

Presente e passato. Il metodo pragmatico ha l’obiettivo di determinare, rilevare e possibilmente risolvere, problemi comunicativi qui ed ora. Non si ricercano significati simbolici, né cause nel passato o motivazioni, ma modelli per capire qui-ed-ora quello che sta succedendo nell’interazione, poichè la struttura di questa interazione è in grado di rivelarci tutto quello che può servire ad evidenziare le patologie comunicative ( le sedute di terapia non coinvolgono mai solo il “paziente”, ma tutta la famiglia, poiché il problema è a livello sistemico, mentre il comportamento deviante di un membro della famiglia non è altro che l’unico esisto possibile di un contesto comunicativo non sano).

Causa ed effetto.Diventa essenziale analizzare gli effetti, piuttosto che ricercare le cause di un comportamento. Diventa quindi centrale capire a quale scopo viene adottato un comportamento, piuttosto che chiederci il perché dello stesso comportamento. Determinati comportamenti possono infatti essere inspiegabili se analizziamo il soggetto come singolo, ma acquistano immediatamente senso se collocati all’interno di un contesto più ampio in cui il soggetto normalmente vive. Ovviamente il concetto di causalità che coinvolge i comunicanti è un concetto circolare, poiché in sistemi con circuiti di retroazione non esiste né un principio né una fine, esattamente come in un cerchio.

 

L’interazione umana come sistema.

Definizione di sistema. Watzlawick definisce il concetto di modello come ridondanza di eventi: quando esiste una ridondanza nell’interazione, possiamo delineare la struttura di tale interazione, e quindi costruire un modello dinamico di quel contesto interattivo.L’interazione comunicativa è pensata come un sistema. Definiamo un sistema come un insieme di oggetti e di relazioni tra gli oggetti e tra i loro attributi, in cui gli oggetti sono parti del sistema, gli attributi sono proprietà degli oggetti (che concorrono alla loro specificazione) e le relazioni tengono insieme il sistema, rappresentando il punto di vista che adottiamo sul sistema Un sistema interattivo è quindi costituito da due o più comunicanti impegnati nel processo di definire la natura della loro relazione.

Ambiente.Quando definiamo un sistema, dobbiamo anche definire il suo ambiente, ovvero il contesto nel quale il sistema si forma. L’ambiente è definito come tutti gli oggetti che possono modificare il sistema, e venire modificati dal sistema in un processo ricorsivo di interazione. Ovviamente non risulta possibile delineare un confine netto tra sistema ed ambiente. Quest’ultimo concetto acquista senso nei sistemi aperti, ovvero in quei sistemi che scambiano con l’ambiente materiali, energia e informazione.

Proprietà di un sistema aperto.

Le proprietà di un sistema aperto sono tre:

1. Totalità;

2. Retroazione;

3. Equifinalità.

Totalità.Questa proprietà implica che ogni parte del sistema sia in rapporto con il tutto: una modificazione del sistema influisce sulla parte, così come una modificazione della parte influisce sul tutto. Il sistema è un tutto inscindibile, non un semplice agglomerato di parti indipendenti. Il principio di totalità ha come corollario la non-sommatività: il risultato a livello di sistema dell’interazione delle parti non è semplicemente la somma del contributo parziale di ogni parte del sistema, ma è un qualcosa di più, qualcosa che implica l’emergenza di comportamenti a livello di sistema non predicibili dai comportamenti delle parti. Questa emergenza di proprietà inesistenti a livello delle parti è quello che fa di un sistema un sistema complesso.Questo presupposto teorico implica, ancora una volta, che i comunicanti non devono essere considerati isolatamente l’uno dall’altro. Le sequenze di comunicazione sono reciprocamente inscindibili,e l’interazione è non-sommativa.

Retroazione.La retroazione è il fenomeno che lega insieme le parti e permette l’emergenza del sistema. Come abbiamo detto, l’avvento della teoria della comunicazione ha concentrato l’attenzione sullo scambio di informazioni, e quello della cibernetica sul meccanismo di retroazione. (feedback)

Equifinalità.I risultati a livello di sistema non sono predicibili conoscendo semplicemente le condizioni iniziali del sistema. Questo concetto è particolarmente sfuggente alla comprensione. Quando parliamo di sistemi complessi, generalmente concordiamo sul fatto che le condizioni iniziali di tali sistemi siano di basilare importanza per i risultati a cui tali sistemi arriveranno nel tempo.

Watzlawick inserisce un altro aspetto, quello dei parametri del sistema: i parametri del sistema a giocano un ruolo fondamentale nel definire lo stato di equilibrio del sistema, e non tantole condizioni iniziali dello stesso. Per questo motivo, non soltanto dalle stesse condizioni iniziali possiamo ottenere risultati diversi, ma anche da condizioni  iniziali identiche possiamo ottenere risultati diversi. La ricaduta di questo principio sulla pragmatica della comunicazione umana consiste nel considerare, in un contesto di analisi della comunicazione, l’organizzazione in corso del processo interattivo molto più importante degli elementi specifici costituiti dalla genesi e dal risultato.

Il sistema è allora la migliore spiegazione di se stesso, e lo studio della sua organizzazione attuale è la metodologia più appropriata.

Sistemi aperti nel tempo: i sistemi interattivi. Analizziamo adesso i sistemi in stato stazionario, ovvero quei sistemi considerati stabili rispetto a certe variabili poiché queste tendono a rimanere, nel tempo, entro limiti definiti. sistemi caratterizzati dalla stabilità sono quelli in cui le relazioni in corso sono:

1. importanti per entrambe le parti

2. di lunga durata.

Questi sistemi hanno una grande importanza dal punto di vista della pragmatica della comunicazione. Quando sussistono le condizioni sopra elencate, si ha l’occasione (ma anche la necessità) di ripetere le sequenze di comunicazione in contesti stabili (famiglia, gruppo di pari, ecc…) e le ridondanze di questi sistemi sono molto più significative di quelle che potremmo trovare analizzando incontri casuali tra estranei.Quando questi tipi di interazioni hanno delle evidenti risultanti patologiche,viene da chiedersi perché mai, nonostante tutto, l’interazione venga comunque portata avanti; è bene allora fermarsi a riflettere su un aspetto fondamentale di questo approccio di ricerca: non ci interessa il perché, ma il come un sistema interattivo opera. Quindi, come rilevato sopra, non cerchiamo cause scatenanti, ma fini a cui il comportamento comunicativo assolve, cercando di comprenderne la struttura interattiva.

Regole di relazione.In una sequenza comunicativa, ogni scambio di messaggi restringe il numero delle possibili mosse successive: i messaggi palesi che sono stati scambiati entrano a far parte del particolare contesto interpersonale e pongono le loro limitazioni all’interazione successiva, esattamente come in una partita a scacchi.Quando questo scambio ha raggiunto una stabilità, ovvero quando i parlanti si sono in qualche modo accordati nel tempo sulla natura della loro relazione,emerge la regola della relazione.Il concetto di regola, rappresenta uno strumento di ergonomia cognitiva per noi ricercatori, ma non esiste nessuna regola nel mondo, esistono solamente i casi. A conclusione di questa sezione, dobbiamo ricordare un altro concetto prodotto dalla Scuola di Palo Alto, ovvero quello di omeostasi familiare. La genesi di questo concetto risiede nelle osservazioni cliniche di Comportamenti ricorrenti in famiglie disturbate: ogni volta che il paziente migliorava, peggioravano i familiari. Considerare questi comportamenti (sia dei familiari che del paziente) come meccanismi omeostatici che resistevano al cambiamento, in modo da permettere alla famiglia di mantenere un equilibrio, per quanto precario. Questi meccanismi sono così efficaci che, in ogni caso, lavorano per mantenere lo status quo, anche quando questo è patologico e il cambiamento  sarebbe quindi auspicabile. Questo tipo di resistenza è prettamente negativo, e contrapposto al fenomeno della calibrazione (attraverso funzioni a gradino), ovvero a quel meccanismo che invece permette di affrontare il cambiamento attraverso una ricalibrazione, appunto, dei parametri del sistema (da ricordare l’esempio del termostato): ricalibrare il sistema significa ridefinire le regole della relazione, accordandosi su una nuova definizione della natura della relazione stessa.

Gli assiomi della comunicazione.

Primo assioma: l’impossibilità di non comunicare. Il comportamento non ha un suo opposto: non possiamo non comportarci. In ogni caso, abbiamo sempre un comportamento. Se concordiamo nel definire come messaggio l’intero comportamento(quindi  anche il non verbale) di  un interazione, allora ne consegue che è impossibile non comunicare.

Secondo assioma: livello di contenuto e livello di relazione.

Una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento. Dentro un messaggio esiste quindi sia una componente di informazione (l’aspetto di notizia), sia una componente di comando. L’aspetto di notizia di un messaggio trasmette informazione ed è quindi sinonimo nella comunicazione umana del contenuto del messaggio. L’aspetto di comando si riferisce invece alla relazione tra i comunicanti. Il problema consiste allora nel definire la relazione che intercorre tra l’aspetto di comando e quello di notizia del messaggio. Watzlawick utilizza l’analogia del calcolatore: per operare, la macchina ha bisogno non solo di dati (informazione), ma anche di dati sui dati, ovvero di codice che dica alla macchina come trattare i dati (metainformazione). Portando l’analogia nel mondo dellacomunicazione umana, possiamo identificare l’aspetto di notizia del messaggio come comunicazione, e l’aspetto di comando come metacomunicazione: ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione

Terzo assioma: la punteggiatura della sequenza di eventi.

Dall’esterno si può considerare una serie di comunicazioni come una sequenza ininterrotta di scambi. Tuttavia chi partecipa all’interazione, ed è quindi calato,partecipe nella comunicazione, legge lo scambio e reagisce ad esso secondo quella che Bateson e Jackson hanno definito punteggiatura della sequenza di eventi. Noi non discuteremo se la punteggiatura della sequenza di comunicazione sia buona o cattiva (è evidente che essa organizza gli eventi comportamentali ed è quindi essenziale per l’interazione).Ogni parlante interpreta lo scambio in modo tale da vedere il proprio comportamento come causato dal comportamento dell’altro, e mai come causa della reazione dell’altro, e viceversa: in breve, ogni parlante accusa l’altro di essere la causa del proprio comportamento. è evidente che il problema della punteggiatura è risolvibile solo a livello di metacomunicazione, cioè ad un livello in cui si parla della relazione, e non dei contenuti degli scambi comunicativi. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.

Quarto assioma: comunicazione numerica ed analogica.

Nella comunicazione umana si hanno due possibilità di far riferimento agli oggetti:in modo analogico, attraverso una rappresentazione; in modo numerico, attraverso un’assegnazione simbolica. Si osservi come non c’è nulla di specificamente simile ad un tavolo nella parola ’tavolo’.Nella comunicazione analogica invece c’è qualcosa di specificamente ’simile alla cosa’ rappresentata. Come possiamo facilmente riscontrare nell’esperienza, capire una lingua straniera ascoltandola alla radio risulta molto più difficile del capirla osservando un parlante:possiamo inferire il significato delle parole attraverso l’uso sia del linguaggio dei segni che dei ’movimenti di intenzione’ che il parlante usa.

Cos’è allora la comunicazione analogica?

Praticamente è ogni comunicazione non verbale (intesa nel senso esteso proprio che quindi include posizioni del corpo, gesti, espressioni del viso, inflessioni della voce, sequenza e ritmo delle parole, il contesto in cui avviene la comunicazione). L’uomo è l’unico essere vivente ad usare sia il modulo analogico che quello numerico per comunicare con i suoi simili. Il linguaggio numerico serve a scambiare informazione sugli oggetti e a trasmettere la conoscenza nel tempo:ogni volta che la relazione è il problema dei comunicanti, il modulo numerico è privo di forza, ed in realtà risulta solo strumentale ad una lotta che ha come obiettivo ristabilire una regola, ovvero una definizione condivisa della relazione in crisi.

Nella  comunicazione coesistono sia un aspetto di relazione che uno di contenuto, sembra logico aspettarsi che il modulo numerico sia quello più adatto a veicolare il contenuto, l’aspetto di notizia, mentre il modulo analogico sia quello più idoneo a veicolare la definizione della relazione, l’aspetto di comando della comunicazione.

L’uomo ha quindi la necessità di combinare i due moduli, compiendo continue traduzioni dall’uno all’altro Allora, gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni.

Quinto assioma: interazione simmetrica e complementare.

Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari,a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. Nel primo caso, un parlante tende a rispecchiare il comportamento dell’altro, creando un’interazione simmetrica. Nel secondo caso, il comportamento di un parlante completa quello dell’altro e costituisce un tipo diverso di Gestalt comportamentale, creando un’interazione complementare. In quest’ultimo caso, un partner assume una posizione primaria, detta one-up, superiore; mentre l’altro partner completa per così dire la configurazione assumendo una posizione one-down,ovvero inferiore. Non dobbiamo tuttavia attribuire giudizi di valore come “buono” e “cattivo” o “forte” e “debole” alla precedente distinzione: l’assunzione di una posizione o l’altra potrebbe essere determinata semplicemente da contesti culturali o sociali (es. madre/figlio, medico/paziente, insegnante/allievo).

Le patologie legate agli assiomi.

Ogni assioma precedentemente illustrato implica, come corollario, precise patologie comunicative.  Le conseguenze pragmatiche di queste patologie corrispondono a varie psicopatologie individuali.

Patologie legate al primo assioma.

Abbiamo visto che non comunicare è impossibile, poiché è impossibile non assumere

un comportamento. è lecito supporre tuttavia che si avranno tentativi di non comunicare ogni volta in cui si cercherà di evitare l’impegno inerente ad una comunicazione. Prendiamo ad esempio due soggetti che siedono in posti adiacenti su un aereo. Non possono andarsene e non possono non-comunicare.

Quali sono allora i possibili risvolti pragmatici di questa condizione?

1. ’Rifiuto’ della comunicazione: un passeggero fa capire all’altro che non vuole conversare, comportamento che certo richiede coraggio ed un certo disprezzo delle ’buone maniere’;

2. ’Accettazione’ della comunicazione: un passeggero cede alla conversazione dell’altro e ominciano a comunicare;

3. ’Squalificazione’ della comunicazione: il passeggero che non voleva comunicare si abbandona ad una sorta di comunicazione inconcludente, cambiando argomento, contraddicendosi e fraintendendo l’altro nel tentativo di invalidare la comunicazione tra loro (la cosiddetta ’arte gentile di non dire nulla dicendo qualcosa’);

4. Usare un sintomo come comunicazione: un passeggero manifesta un sintomo,

dietro il quale nasconde la propria volontà di non impegnarsi in una comunicazione, che fa capire all’altro che non è possibile conversare con lui (far finta di dormire, ad esempio, in modo da ’dare la colpa’ al sonno, e non a se stessi, del non poter parlare con l’altro).

Patologie legate al secondo assioma.

Spesso accade che il motivo scatenante di una discussione consista in un disaccordo a livello di relazione (metacomunicazione), mentre la discussione rimane centrata a livello di contenuto. Questa confusione tra l’aspetto di contenuto e quello di relazione scaturisce dalla difficoltà di parlare sulla relazione, e lascia i parlanti a litigare su aspetti su cui spesso sono già d’accordo (il contenuto, appunto), mentre l’aspetto relazionale resta fuori portata.

Il disaccordo è la scintilla che illumina questi livelli: i due livelli sono strettamente legati, e non si può toccarne uno senza influire anche sull’altro, in maniera più o meno incisiva. Spesso risolvere un problema di contenuto implica creare un problema di relazione: una volta che il disaccordo sul contenuto è chiarito, restano due persone di cui una aveva ragione e l’altra torto. Evidentemente, a questo punto le due persone devono lasciare il contenuto, su cui si sono accordate,

e cominciare a parlare della loro relazione, e di cosa comporti avere ragione o torto a quel livello. E quindi devono definire, dopo il disaccordo, se la loro relazione è simmetrica o complementare. Per la pragmatica della comunicazione, il disaccordo a livello di metacomunicazione è più importante, per le sue implicazioni, di quello a livello di contenuto. A livello della relazione, i parlanti definiscono la relazione stessa e implicitamente se stessi. In questa ottica, sono possibili tre reazioni a questa definizione di se stessi:

Conferma: il rispondente conferma all’emittente la versione che questo ha

dato di sé. C’è riconoscimento e conferma per l’emittente, che quindi può consolidare l’immagine di se stesso che costruisce dentro di sé;

Rifiuto: il rispondente rifiuta l’immagine proposta dall’emittente. Questo rifiuto presuppone riconoscimento, e quindi, sebbene sia in disaccordo con l’emittente, ne conferma la realtà come emittente;

Disconferma: in questo caso l’emittente non viene preso in considerazione dal ricevente. Il problema non è più confermare o rifiutare una definizione, ma negare che una definizione, giusta o sbagliata che sia, sia mai stata prodotta dall’emittente, negando altresì la realtà dell’emittente. Questa ultima possibilità comporta per l’emittente il fenomeno della ’perdità del Sé’, ovvero all’alienazione.

La disconferma dell’altro è spesso prodotta dal fenomeno dell’impenetrabilità, ovvero dall’incapacità di acquisire consapevolezza delle percezioni interpersonalidegli altri: ogni parte non si accorge del punto di vista dell’altra, creando una catena patologica di reciproci ’non prendersi in considerazione’, poiché nessuno considera l’altro come valido emittente.

Patologie legate al terzo assioma.

La sequenza di eventi viene punteggiata dai parlanti secondo il loro punto di vista, come abbiamo precedentemente osservato. Generalmente si suppone che l’altro abbia le stesse informazioni che abbiamo noi, e che da queste trarrà le nostre stesse conclusioni. Anche nel caso di punteggiature differenti, non sarà possibile risolvere i conflitti comunicativi fino a che la comunicazione stessa, e quindi la definizione della relazione tra i comunicanti, non diventerà l’oggetto

della loro comunicazione, ossia fino a che non cominceranno a metacomunicare. L’aspetto patologico di confusione nella punteggiatura della sequenza di eventi consiste nel fenomeno delle ’profezie che si autodeterminano’, ovvero in quegli atteggiamenti che il soggetto crede di subire dagli altri, comportandosi di conseguenza, ma che in realtà è lui stesso a provocare: i comportamenti che osserva negli altri li imputa (immotivatamente) a cause del proprio comportamento, mentre questi sono in realtà reazioni al comportamento del soggetto.

 

Patologie legate al quarto assioma.

Possiamo commettere errori nel processo di traduzione dal modulo analogico a quello numerico (e viceversa). Ricordiamo ancora una volta che tutti i messaggi analogici sono invocazioni di relazione, ovvero proposte che riguardano le regole future della relazione: spetta poi a noi attribuire il corretto significato (ovvero il significato inteso dall’emittente) positivo o negativo alle suddette proposte. Il linguaggio numerico ha una sintassi particolarmente adatta a comunicare a livello di contenuto. Usare questo linguaggio per metacomunicare è quindi conveniente, sebbene sia necessaria una fase di inferenza per tradurre il linguaggio analogico in quello numerico, mancando nel primo quei connettivi logici che invece possiamo usare nel secondo. Nel linguaggio analogico la negazione ad esempio viene segnalata mostrando un comportamento che non viene portato a conclusione. Sta quindi a noi tradurre questo comportamento in una negazione nel linguaggio numerico, per discutere della relazione a livello metacomunicativo. Concludendo,Watzlawick sottolinea come la prima conseguenza di un guasto

nella comunicazione sia di solito la perdita parziale della capacità di metacomunicare

con un metodo numerico sulle circostanze particolari della relazione (ricordiamo infatti che, sebbene il modulo numerico risulti più adatto a veicolare il contenuto, mentre il modulo analogico la relazione, ciò non significa che si possa metacomunicare solo col modulo analogico: anzi, il modulo numerico risulta essere il più adatto a risolvere incomprensioni in questo senso, sebbene

attraversi i problemi di traduzione esaminati sopra).

Patologie legate al quinto assioma.

Partendo dalla considerazione che in una relazione sana sono presenti, alternativamente,sia situazioni simmetriche che situazioni complementari, e che entrambe indifferentemente concorrono a confermare il Sè dei comunicanti, andiamo ad esaminarne le  patologie. Per quanto riguarda l’interazione simmetrica, è sempre presente il pericolo della competitività. Questo rischio porta la relazione verso una escalation (simmetrica) all’interno della quale i due comunicanti non arretrano mai di fronte all’altro, ma tentano di avere ’l’ultima parola’ sul contenuto (che ovviamente rispecchia la volontà di arrogarsi il diritto di definire la relazione). Quando siamo di fronte ad una esclation simmetrica, siamo spesso di fronte a due partner che rifiutano reciprocamente le definizioni del Sé dell’altro.

Quando siamo di fronte invece a patologie dell’interazione complementare, osserviamo disconferme del Sé dell’altro: si assiste quindi ad una negazione dell’altro come emittente, mancandone del tutto il riconoscimento. La complementarietà patologica si definisce rigida: i comunicanti permangono nelle posizioni one-up e one-down in modo statico, senza possibilità di alternarsi.

In questo contesto, solo e sempre uno dei due avrà diritto di parlare dell’altro (la madre del figlio, ad esempio), mentre quest’ultimo non avrà diritto di fare commenti (o meglio, li farà, ma non verranno presi in considerazione) esempio di come l’attenzione del ricercatore debba sempre monitorare la relazione nella, e non il contenuto della, comunicazione. Le interviste esaminate in aula propongono esempi tratti dall’esperienza clinica della Scuola di Palo Alto, ed illustrano escalation simmetrica, complementarietà rigida, ed infine una comunicazione giudicata sana. Per esprimere giudizi su di esse, Watzlawick ci ha dimostrato come sia necessario concentrarci sullo schema relazionale che i comunicanti tratteggiano comunicando, e non sui contenuti che vengono scambiati. In questa ottica, nessuna asserzione, isolata dallaaltre, può essere simmetrica, complementare, o altro. La risposta del partner è conditio sine qua non per classificare il messaggio. E le relazioni tra i messaggi (interazioni) sono quelle che determinano l’emergere della struttura relazionale, oggetto della nostra ricerca, e conseguentemente ciò su cui dobbiamo concentrare la nostra attenzione di ricercatori.

 

La comunicazione silenziosa nella relazione di aiuto

“Buona parte delle difficoltà di comunicazione sono semplicemente… difficoltà di percezione”: così scrive Laurent Samuel, specialista francese della divulgazione psicologica. Egli afferma: “Non si ascolta il proprio interlocutore,  on si fa attenzione alle sue reazioni, si continua a frastornarlo di parole anche se è chiaramente assente, e poi ci si stupisce d’essere incompresi. La maggior parte delle terapie della comunicazione sono, prima di tutto, forme di rieducazione della percezione. insegnano ad ascoltare, a osservare gli altri, a prendere coscienza dei propri blocchi”.  “I problemi di comunicazione sono sempre il risultato di una confusione. Può dipendere dagli altri. Ci sono persone realmente incapaci di ascoltare, di immaginare che il prossimo non è per forza identico a loro. Ma più spesso la confusione deriva dai vostri filtri personali”. “Quando la comunicazione è cattiva, la prima domanda da porsi è: in che misura vi contribuisco? Chi ho davanti a me? Come fare per interessarlo? Se una formula non funziona, sperimentatene un’altra, finché non trovate quella giusta. Quando si vuol veramente comunicare un messaggio, si riesce sempre a trovare la strada giusta.

Non dimenticate che l’assenza della comunicazione è non-verbale. Comunicare è, forse, parlare. Ma è anche e soprattutto ascoltare e osservare…”. Samuel suggerisce che i questi casi è opportuno rivolgersi alle forme delle terapie brevi sistemico-relazionali oppure alla programmazione neurolinguistica Alcune tecniche messe a punto dai ricercatori di Palo Alto possono essere utilizzate nell’autoterapia: paradosso, reinquadramento, spostamento e prescrizione del sintomo, paura del peggio.All’interno della scuola di Palo Alto si è sviluppata una nuova concezione della psicopatologia, che intende il sintomo non una disfunzione del singolo soggetto, ma come il risultato di interazioni comunicative paradossali tra il singolo e i sistemi relazionali in cui egli è inserito (il gruppo-famiglia, l’ambito di lavoro, ecc.).

“Si può definire il paradosso come una contraddizione che deriva da una deduzione corretta da premesse coerenti”.

Il paradosso dunque non è semplicemente un rompicapo della logica, ma un problema autentico e irrisolvibile a partire da quelle premesse.

tre tipi principali di paradossi:

“- paradossi logico-matematici (antinomie), come quello provocato, in una teoria degli insiemi non limitata su basi assiomatiche, dalla nozione di “classe di tutte le classi che non appartengono a se stesse” (chiediamoci se a sua volta essa si appartenga o meno: si vedrà che in base alla sua definizione, se si appartiene, non deve appartenersi, e viceversa);
- paradossi semantici (Io mento). Se quest’affermazione è vera, dev’essere falsa, e se è falsa, conferma la sua verità;
- paradossi pragmatici (ingiunzioni paradossali e predizioni paradossali). Forse la forma più frequente in cui il paradosso entra nella pragmatica della comunicazione umana è un’ingiunzione che richiede un comportamento specifico, in una maniera tale da renderlo impossibile. Il prototipo di questo messaggio è “Sii spontaneo!”. Chiunque riceva questa ingiunzione si trova in una posizione insostenibile, perché per accondiscendervi dovrebbe essere spontaneo entro uno schema di condiscendenza e non di spontaneità. Ecco alcune varianti di questa ingiunzione paradossale: “Dovresti amarmi”; “Non essere così ubbidiente” (a un figlio troppo passivo); “Voglio che tu mi domini” (a un marito troppo inerte)”.

Il vincolo paradossale più famoso, dal punto di vista di una teoria comunicativa della psicopatologia, è quello di “doppio legame”, formulato da Bateson nel 1956 come possibile spiegazione eziologica della schizofrenia.

Secondo Watzlawick lo si può definire con tre condizioni:

“1. Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica. [...]
2. In un simile contesto viene dato un messaggio che è formulato in maniera tale che (a) asserisce qualcosa, (b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione e (c) queste due asserzioni si escludono a vicenda. Quindi, se il messaggio è un’ingiunzione, l’ingiunzione dev’essere disobbedita per essere obbedita; se è una definizione del sé o dell’altro, la persona di cui è data la definizione è quel tipo di persona soltanto se non lo è e non lo è se lo è.

3. Infine, si impedisce al recettore del messaggio di uscir fuori dallo schema stabilito da questo messaggio, o metacomunicando su di esso (commentandolo) o chiudendosi in se stesso.

Dunque anche se il messaggio è da un punto di vista logico privo di significato, è una realtà pragmatica; egli non può non reagire ad esso, ma non può neppure reagire in modo adeguato (non paradossale) perché il messaggio stesso è paradossale. Questa situazione si ha quando viene proibito in maniera più o meno evidente di mostrare una qualsiasi consapevolezza della contraddizione o del vero problema in questione. Una persona in condizione di doppio legame è dunque probabile venga punita (o almeno le si faccia provare un senso di colpa) per aver avuto percezioni corrette.

Lo psicoterapeuta “breve” per poter attuare una ristrutturazione cognitivo-relazionale dovrà:

1) imparare a lavorare sulla lingua del proprio interlocutore;

2) lavorare soprattutto sulla formazione delle situazioni paradossali in base al quadro che si sarà fatto;

3) progettare il cambiamento proponendosi di sviluppare le risorse del sistema dell’interlocutore in modo tale da trasformare le regole che non permettono a un determinato sistema di funzionare. Vengono definite “terapie brevi” perché non cercano di cambiare una struttura su basi epistemiche, ma si propongono di promuovere le risorse del sistema sul qui e ora piuttosto che su quanto è avvenuto in passato.

Non si può non comunicare.- I° ASSIOMA
“Il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole, non esiste qualcosa che sia un non-comportamento o, per dirla ancor più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l’intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”.

Chiunque si trovi in una situazione sociale (cioè, in pratica, in contatto con gli altri) è comunque la sorgente di un flusso informativo che fornisce continuamente indizi su di sé. Anche rimanere in silenzio è comunicare. Nel mondo sociale la comunicazione trasuda da ogni persona e anche da ogni oggetto. L’analisi di questo assioma offre numerosi spunti di riflessione. Innanzitutto notiamo che, all’interno di una relazione di aiuto, ogni comportamento è degno di rilevanza, cioè comunica qualcosa. Il fatto di non parlare, di ignorarsi reciprocamente, di isolarsi, non indica “non comunicazione”. Quindi, tutti gli aspetti dei quali è composta la comunicazione hanno un’incidenza e debbono essere gestiti e ritenuti importanti all’interno di una relazione di aiuto. Per esempio, il messaggio può essere confermato (esprimendo accettazione con un sorriso, uno sguardo interessato, un gesto incoraggiante); il messaggio può essere rifiutato (manifestandosi in una frase chiara, in un gesto o parola che tronca la comunicazione); oppure il messaggio può essere disconfermato (facendo finta di non capire, cambiando argomento, rispondendo in modo impersonale o allusivo). Tutto questo rinvia al fatto che una relazione di aiuto è essenzialmente un processo di comunicazione.

Contenuto/Relazione – notizia e comando-informazione e significato II°assioma
Ogni comunicazione ha un suo aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.

Secondo questo assioma la comunicazione non solo trasmette un’informazione, ma al contempo determina un comportamento.

In ogni evento comunicativo vi sono dunque componenti: verbali (formali) e non verbali (materiali); vi è inoltre un aspetto di contenuto (notizia, informazione, dati, oggetto, ecc.) e uno di relazione (le istruzioni, il comando, la richiesta). L’aspetto di contenuto è normalmente veicolato in prevalenza dai componenti verbali (formali), mentre quello di relazione dai componenti non verbali (materiali).

Molto spesso è il messaggio di relazione che prende il sopravvento su quello del contenuto, gli dà una direzione, lo categorizza a tal punto che non è tanto significativo l’oggetto su cui gli interlocutori si esprimono quanto come si pongano mediante la comunicazione in relazione tra loro. È importante capire che in ogni situazione comunicativa non si trasmette mai semplicemente un’informazione (o un indizio) ma anche delle istruzioni su come trattare l’informazione, secondo quale codice interpretarla, se prenderla sul serio ecc. Lo stesso contenuto “Fai attenzione!” può essere una raccomandazione, una minaccia, una preghiera, un semplice intercalare privo di significato. Di solito, le indicazioni che possono guidare la comprensione si trovano a livello non verbale

Gli scambi comunicativi sono numerici o analogici – III°Assioma
Gli esseri umani comunicano sia col modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia, ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha una semantica ma non ha alcuna sintassi adeguata per definire in modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni“.

2  le valenze del messaggio: la possibilità di nominare una cosa attraverso la parola (tenendo presente che il rapporto tra parola e cosa è arbitrario, quindi frutto di una convenzione fra gli uomini), l’altra è indicare la cosa alludendovi o esprimendola attraverso qualcosa che la richiami. Per semplificare al massimo, la prima possibilità dà luogo a una comunicazione verbale (“modulo numerico”), la seconda ad una non verbale o “analogica”. Si definiscono analogici, in genere, la posizione del corpo, il ritmo, la cadenza della voce, ecc., ma mettendo a confronto le differenze tra queste due forme comunicative risulta che il verbale (numerico) trasmette contenuti, notizie, permette l’inganno, è arbitrario, manifesta un alto grado di complessità perché presenta operatori logici come: allora, o, ma, se, ad esempio, ecc. Mentre l’analogico trasmette emozioni, sentimenti, relazioni, non presenta operatori logici complessi, risulta più naturale e intuibile.

Gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementariIV°Assioma
“Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza”.

Uno scambio simmetrico avviene fra interlocutori che si considerano sullo stesso piano, svolgendo funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi. Per esempio, in una famiglia due gemelli, nelle comunicazioni tecnologiche due interlocutori telefonici, sul lavoro due colleghi di pari grado ecc. Uno scambio complementare fa incontrare persone che hanno una relazione ma non sono sullo stesso piano, per potere, ruolo comunicativo, autorità sociale, interessi. Per esempio, nella famiglia, padre e figlio; nelle comunicazioni di massa, conduttore di una trasmissione e ospite ecc. Le comunicazioni complementari e simmetriche hanno funzionamenti diversi che non vanno confusi e implicano responsabilità diverse. Quando un interlocutore di una comunicazione complementare si illude o illude l’altro che la comunicazione sia simmetrica, facilmente il rapporto diventa difficile, scorretto, o perfino patologico”.

Punteggiatura- sintassi- sequenze di comunicazioni – metacomunicazione V° Assioma
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazioni fra i partecipanti.
un esempio tratto dal libro di Laing dal titolo Mi ami?:

LEI e allora
Lui allora cosa?
LEI lo sai
LUI so che cosa?
LEI lo sai benissimo
Lui no non lo so benissimo
LEI suvvia
LUI suvvia tu …

………………..

Si entra nel campo della metacomunicazione. Come si vede dal testo di Laing quando analizziamo le interazioni comunicative, e non un singolo segmento di comunicazione, ci rendiamo conto che esse sono caratterizzate da una serie di interventi inseriti dai due interlocutori. Mentre i soggetti comunicano essi intervengono direttamente nella loro comunicazione con valutazioni, interpretazioni soggettive e il percorso dialogico subisce costantemente modificazioni. Ci si fraintende, si è vittima di malintesi e ciò condiziona la relazione stessa dei due comunicanti. Ognuno dei due si rappresenta soggettivamente la propria realtà. Si parla di “visioni distorte della realtà” e questo assioma indica la necessità di tenere contemporaneamente presente i comportamenti dei due interlocutori durante la conversazione. Ogni comportamento comunicativo è causato e causa il comportamento altrui. La punteggiatura organizza gli eventi, ma poiché si tratta di un’operazione arbitraria, compiuta da uno dei due interlocutori, non sempre viene condivisa dall’altro e ciò spesso è alla base dei conflitti di relazione. Ne deriva che una sequenza di comunicazioni tra soggetti va considerata come una interazione fondata su scambi comunicativi significativi, ed ogni interazione deve essere considerata come un processo circolare per cui non è possibile identificare a quale livello abbia inizio il processo comunicativo (disfunzionale), quale sia l’origine di una determinata risposta e quali i condizionamenti della risposta sui successivi messaggi.
“Uno dei limiti più evidenti della modellizzazione della comunicazione in termini di trasferimento di informazione da un emittente a un destinatario è il suo carattere unidirezionale.

L’esperienza ci dice che, almeno nelle relazioni interumane, la comunicazione è sempre bidirezionale, caratterizzata da numerosi scambi che a turno avvengono in un senso o nell’altro.

È essenziale dunque stabilire chi agisce o chi reagisce, chi trasferisce informazione e chi la riceve. Questa operazione si chiama punteggiatura della relazione e da essa dipende il modo in cui si stabilisce il rapporto di causa ed effetto, o se si vuole la responsabilità di un rapporto.

Naturalmente non vi è in linea di principio una punteggiatura oggettivamente giusta (“Lui mi ha fatto questo; poi io ho reagito e gli ho detto; allora lui…). Anche la punteggiatura fa parte del processo della comunicazione e in particolare del suo aspetto di relazione”.
In sistemi nei quali esistono meccanismi di retroazione è infatti assolutamente arbitrario parlare di precedenza di un elemento rispetto ad un altro, questo aspetto, è alla base di molti fraintendimenti comunicativi perché i soggetti tendono a connotare le proprie azioni comunicative come reazioni a quelle dell’altro soggetto; l’assegnazione dei ruoli: il momento nel quale un attore è “emittente” e il momento nel quale diviene “ricevente” non risultano definibili, entrambi gli attori, infatti, assumono, contemporaneamente, i due ruoli laddove si consideri l’interazione costituita da tutti gli aspetti comunicativi.

Il problema della punteggiatura è solo un esempio di un problema più generale, quello delle retroazioni nei processi comunicativi. È il principio del feed-back. Esso suggerisce che i processi comunicativi permanenti appartengono alla categoria dei processi omeostatici.

In altri termini, ciò indica la tendenza dell’organismo a mantenere il proprio equilibrio e a conservare le proprie caratteristiche vitali contro gli squilibri che possono essere determinati da variazioni interne o esterne che comporterebbero la disintegrazione dell’organismo stesso. Il feed-back costituisce, dunque, un potente strumento per il monitoraggio e l’orientamento della comunicazione svuotando completamente la mente. L’opposto del silenzio non è il linguaggio, ma piuttosto il rumore, il disturbo disordinato del canale che rende impossibili sia le funzioni del linguaggio che quelle del silenzio.

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Informazioni su simonafocardi

data di nascita 14/07/1968 a firenze vivo a prato, sono counselor diplomato alla scuola di psicoterapia comparata di firenze, iscritta al 2°anno di psicologia, collaboro con alcune associazioni nel sociale, opero come counselor privatamente.
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